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l'EditorialeIl tema è di quelli seri. E per questo va affrontato con la giusta prospettiva, con le dovute cautele, ma necessita di fermezza, intransigenza e di coraggio. Battipaglia, Comune sciolto per mafia, ex sindaco in manette, l’ombra del clan dei Casalesi e tre anni di Commissari, rientra tra quelle amministrazioni comunali alle quali guardare con “attenzione” in vista del voto del 5 giugno prossimo. Lo dice la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi, lo pretende il buon senso e la buona politica. Che si facciano indagini sulle liste elettorali è questione evidentemente di “garanzia” per tutti. Ma quello che è accaduto a Battipaglia, nonostante ci sia stata anche una certa politica coinvolta nello scandalo (mi riferisco al caso Pastina, ma anche alla responsabilità politica che hanno il Pd e l’Udc e gli altri sostenitori dell’amministrazione Santomauro), va al di là del controllo sulle liste elettorali. Controllo sacrosanto, sia chiaro. È giusto chiederlo a gran voce ai cittadini battipagliesi. Ma l’aspetto preponderante, inquadrato poco anche da una legge lacunosa, è la posizione dei funzionari, dei dirigenti e di chi occupa posti di comando nei gangli vitali della cosa pubblica. La cultura camorristica, che coinvolge anche le persone cosiddette “perbene”, è un cancro che va denunciato, estirpato, distrutto. Non è normale che un candidato al consiglio comunale venga minacciato sul lavoro per evitare il suo impegno con questo o quell’aspirante sindaco. Non è normale che si promettano posti di lavoro, incarichi, posti di rilievo o semplicemente soldi per “comprare” pacchetti di voto. Non è normale che un professionista venga minacciato di “non poter lavorare”. Questi atteggiamenti, anche se portati avanti da persone in “giacca e cravatta”, che sventolano la bandiera della “legalità”, rappresentano plasticamente quella cultura camorristica che va scovata, annientata è ridotta ad un ricordo sfocato. L’impegno dei candidati a sindaco, dei segretari di partito, di chiunque abbia un ruolo politico, ma anche di noi cittadini battipagliesi, è quello di denunciare, di spazzare via questi personaggi dalla vita pubblica e sociale di Battipaglia. Una ventata di primavera, di aria fresca, di libertà. Che i candidati sindaco sottoscrivano un patto, un codice, un impegno solenne a controllare e denunciare tutto questo. Lo chiede la città, lo richiede la dignità politica di ognuno di voi, lo impone la storia di Battipaglia.

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